giovedì 29 dicembre 2011

Il "Grande fratello" chiude? Falso allarme...

Sbirciando in Rete, ho letto oggi parecchi commenti, e anche autentiche grida di giubilo, a proposito della presunta chiusura anticipata del Grande fratello, a causa dei bassi ascolti che sta facendo registrare il reality di Canale 5. «Da indiscusso campione di ascolti, la casa di Cinecittà si è trasformata all’improvviso nella meno spiata dagli italiani, tanto che la sua chiusura potrebbe essere anticipata a marzo», si legge su Vero Tv. Ebbene, a me questo sembra davvero un falso allarme. Perché in conferenza stampa era stato effettivamente detto che questa sarebbe stata un'edizione molto lunga, ma non è forse lunga un'edizione che comincia a fine ottobre e termina a metà marzo? D'accordo, quella dello scorso anno si concluse il 18 aprile, dopo sei mesi esatti, ma la precedente durò quattro mesi e mezzo, proprio come quella in corso, sempre che le indiscrezioni siano confermate: non si tratta quindi di una chiusura anticipata, ma semplicemente di un ridimensionamento. I (molti) detrattori non cantino dunque vittoria: nonostante ascolti in caduta libera - rispetto allo scorso anno ha perso oltre 1.600.000 spettatori, passando da quasi cinque milioni e mezzo a poco più di 3.800.000, e oltre 5 punti di share - almeno per il momento la direzione della rete ammiraglia Mediaset non sembra avere la minima intenzione di togliere dal palinsesto il programma. E per il futuro? Seguiremo - in ritardo - l'esempio della Gran Bretagna, dove il Big Brother ha chiuso alla fine della decima edizione perché non lo seguiva più nessuno? Chi vivrà, vedrà. O, magari, non vedrà.

sabato 24 dicembre 2011

...e siamo arrivati a Natale

Ebbene sì, ci siamo: domani è Natale. Nelle ultime due settimane ho avuto talmente tanti impegni di lavoro, che la Vigilia è arrivata senza quasi che me ne accorgessi. Per fortuna i regali li faccio sempre con largo anticipo, altrimenti mi sarei ridotta a passare la mattinata di oggi girando freneticamente per negozi. O magari mi sarei rinchiusa anch'io in una libreria, come fanno in molti, per comprare libri a tutti. No, a pensarci bene, io questa cosa non riuscirei mai a farla, perché a me piace scegliere i regali con tranquillità, pensando ai destinatari, soprattutto se si tratta di libri. Insomma, a chi legge solo thriller non si può regalare l'ultimo romanzo della Kinsella, così come un appassionato di letture leggere e poco impegnative difficilmente apprezzerà qualcosa come "L'eleganza del riccio". Come ha scritto giustamente Antonio sul suo blog U.N.Owen's Island (http://antonioschiena.wordpress.com), la gente invece si fa di solito condizionare dall'ultimo successo editoriale, dalla notorietà dell'autore o dalle critiche lette sui giornali, senza domandarsi se quel determinato libro possa piacere oppure no alla persona che dovrebbe riceverlo. Con il risultato che i volumi finiscono spesso per riempirsi di polvere sugli scaffali, senza mai essere stati aperti. E pensare che un buon libro, o meglio un libro azzeccato, è uno dei regali più belli che si possa ricevere. Siete d'accordo? Un abbraccio a tutti e i miei migliori auguri di buon Natale!

martedì 6 dicembre 2011

Fiorello e le assurde polemiche sul profilattico

Invece di commentare gli ascolti grandiosi de #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, nel corso della giornata odierna si è scatenata una feroce polemica sulla canzone di Benigni e, soprattutto, sulla gag del profilattico, come se il preservativo fosse il male assoluto: il sito web di Famiglia Cristiana ha scritto che Fiorello «straparla» e ha bollato come di «cattivo gusto» le due trovate, l'Aiart, vale a dire l'associazione dei telespettatori cattolici, si è domandata «perchè dover tornare a sventolare l'argomento del profilattico, quando bisognerebbe cominciare a parlare anche di una sessualità più responsabile» e il Moige, il movimento genitori, ha parlato di «caduta di stile» e «informazione scientificamente parziale e quindi inesatta sulla protezione dei condom». Fiorello si è limitato a rispondere, su Twitter, «non ho parole». E anche io non ho parole. Perché si parla tanto di prevenzione dell'Aids e poi si devono sentire commenti stupidi come questi, fatti da gente che non vuole guardare in faccia la realtà. Perché la realtà è che i giovani e giovanissimi lo fanno, il sesso, e certo è più efficace un messaggio come quello di Fiorello, che le tante prediche e gli inviti di queste persone alla "sessualità responsabile". Come ha dichiarato Rosaria Iardino, presidente di Nps-Network Persone Sieropositive e responsabile salute Equality Italia, le parole degli artisti, e a maggior ragione quelle di uno showman che ha un seguito enorme, «valgono ben più di centinaia di campagne d'informazione di prevenzione all'Aids e alle malattie sessualmente trasmissibili». Anche perché arriva ai giovani, i soggetti più a rischio, in maniera diretta e leggera, quindi più efficace di tanti sermoni che non si sognerebbero nemmeno di stare a sentire. Meditate, gente, meditate.

Fiorello, il profilattico e Benigni

Niente da fare: Fiorello non si è convinto a fare una o due puntate in più, come aveva ipotizzato in conferenza stampa se gli ascolti fossero stati buoni, e ieri sera si è concluso #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend
È calato così il sipario sull'unico grande varietà che si sia visto negli ultimi tempi, capace di intrattenere e divertire fino a tredici milioni di spettatori (ieri 13.401.000, pari al 50,2% di share).
La serata finale è stata insuperabile, piena di ospiti - Jovanotti, Roberto Bolle, Benigni, Malika Ayane, Pippo Baudo, Gegè Telesforo - e di spunti fantastici. Primo fra tutti il capitolo preservativo. «Hanno detto che in Rai non si poteva dire la parola "profilattico"», ha esordito spiattellando in faccia al direttore di Raiuno, Mauro Mazza, quel vocabolo che una circolare interna Rai avrebbero proibito di usare perfino in occasione della giornata mondiale della lotta all'Aids. E giù un monologo straordinario sul preservativo, ribattezzato "salva la vita Pischelli", invitando appunto i "pischelli" - gli adolescenti che prende in giro nelle sue gag - a usarlo per evitare qualsiasi contagio. «Dicono che con questa cosa qua di lattice, facile facile, non si prendono le malattie, addirittura non si prende l'Aids: ma allora altro che non si può dire in Rai, secondo me al posto del cavallo di viale Mazzini ci vorrebbe una scatola enorme, un profilatticone!», ha esordito, «ora 'sto coso qua che colpa ne ha se si chiama profilattico, è brutto come nome - profilattico, preservativo, condom, impermeabile, copricarota, insomma ne ha di tutti i tipi - ma allora io che dovrei dire, io mi chiamo Tindaro di secondo nome, lui si chiama profilattico. Lo volete chiamare Tindaro? Chiamatelo come vi pare, l'importante è che lo usiate, eh?!?». E così, con una leggerezza straordinaria, Fiorello ha fatto molto più per la prevenzione di quanto può aver fatto l'intera tv pubblica. Come sempre è stato esilarante il monologo sui pischelli, stavolta incentrato sulle feste in casa dei tredicenni, quello sulle canzoni napoletane e le gag con Jovanotti, in una delle quali, simulando un colpo di arma da fuoco, ha rispolverato il tormentone "Beppe Beppe Beppe" della scorsa puntata (a proposito, il fratello era presente anche stavolta ma dietro le quinte: davvero un gran bell'esempio di amore fraterno, quello che lega i due campioni d'ascolti di casa Fiorello).
Ora mi attirerò sicuramente una valanga di critiche, ma secondo me il momento peggiore di tutto lo show è stato l'intervento di Benigni. Per la precisione, la parte finale di quella mezz'ora in cui è stato sul palco. Ero sicura che nel suo monologo avrebbe pronunciato un migliaio di volte la parola Berlusconi e così è stato, con una satira politica rivolta quasi tutta al passato piuttosto che al presente (mentre Fiorello era stato sulla notizia, ironizzando sul governo Monti e sulle lacrime della Fornero), ma su questo niente da dire, è stato anche divertente. "L'inno del corpo sciolto", invece, poteva anche risparmiarsela. Non entro nel merito della canzone, ci sarà anche chi gradisce un brano che recita "evviva i cessi, sian benedetti", "ci si pulisce il culo dopo aver cacato" e "viva la merda e la voglia di cacare", ma non credo che #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend fosse la sede più adatta per quell'esibizione, perché Fiorello per quattro puntate ha fatto ridere e sorridere senza mai essere volgare, mentre quel pezzo era volgare dall'inizio alla fine. Non prendetemi per puritana: in un programma come il Resto umile world show di Checco Zalone, che ha fatto del linguaggio sboccato uno dei suoi punti di forza, un testo del genere non avrebbe stonato, lì invece strideva in maniera impressionante con tutto il resto. E se la curva dell'Auditel in quel momento è salita, arrivando a toccare il 60% di share, quella del Qualitel è sicuramente precipitata. Per come la vedo io - ma è un parere assolutamente personale - Benigni non ha aggiunto niente allo spettacolo e Fiorello ha dimostrato di non avere davvero nulla da invidiargli. Anzi, casomai è il contrario. Perché, come dice Beppe Fiorello, "è facile far ridere con le parolacce, mentre Rosario ci riesce senza essere volgare". Peccato soltanto che ora passera chissà quanto tempo, prima che si faccia rivedere in tv.

sabato 3 dicembre 2011

Checco Zalone vs Fiorello

Oggi in Rete i blog specializzati e i quotidiani online non facevano che contrapporre gli ascolti ottenuti dal Resto Umile World Show di Checco Zalone, che ieri su Canale 5 è stato seguito da 5.600.000 persone - pari al 22,4% di share - a quelli fatti registrare da #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend di Fiorello, arrivato a conquistare lunedì scorso il 43% della platea televisiva (e figuriamoci quanto farà domani, con Benigni super ospite...). Beh, io credo che non sia corretto fare questo tipo di confronto, semplicemenete perché tra i due non c'è paragone. Intendiamoci, a me il personaggio del cantante neomelodico tamarro e delinquentello inventato da Luca Medici diverte anche, trovo esilaranti parodie come quelle di Nichi Vendola, Giovanni Allevi o Renzo Bossi, però è un dato di fatto che Medici/Zalone è un comico e basta, uno che sul palco punta solo a scatenare l'ilarità di chi lo guarda, mentre Fiorello è uno showman completo, capace di intrattenere il pubblico con monologhi, sketch, parodie, imitazioni, canzoni e perfino balletti, cercando - e trovando - più il sorriso che la crassa risata. Già questo basterebbe a fare la differenza tra i due. Se poi prendiamo in esame il loro stile e i contenuti dei loro spettacoli, allora il divario diventa immenso: perché la comicità di Fiorello è leggera, elegante e adatta veramente a tutti, dal bambino all'anziano, non scadendo mai nella volgarità (qualche parolaccia qua e là non lo rende certo volgare), mentre Zalone è sboccato, ha il chiodo fisso del sesso ed ostenta maschilismo ed omofobia, quindi piace ai giovani, ma sicuramente non incontra il gusto degli spettatori un po' più in là con gli anni.
Evitiamo allora paragoni sterili e privi di fondamento: Resto Umile World Show e #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend sono due cose totalmente diverse e non potrebbero mai essere l'uno l'alternativa dell'altro. E invece di dire che il primo non ha raccolto nemmeno la metà degli spettatori del secondo, bisognerebbe fare i complimenti a Luca Medici per essere riuscito comunque a convincere, con le sue trovate irriverenti e anche ciniche, oltre cinque milioni e mezzo di persone, che in tempi di magra come questo non sono affatto pochi.

venerdì 2 dicembre 2011

Il vizietto, al Sistina la "gabbia di matti" capitanata da Ghini e Bocci

Ricordate il film Il vizietto, con Ugo Tognazzi e Michel Serrault nei panni rispettivamente di Renato e Albin, due omosessuali ancora innamorati l'uno dell'altro dopo venti anni di convivenza, che devono fare i conti con la loro diversità quando Laurent, che hanno cresciuto come un figlio, dice loro di vergognarsi a presentarli come i propri genitori alla famiglia della fidanzata? Quel film era tratto da una commedia teatrale del 1973 di Jean Poiret, La cage aux folles, che ha poi ispirato anche il musical omonimo del 1983 musicato da Jerry Herman, baciato dal successo sia a Broadway che a Londra. Massimo Romeo Piparo ha preso il testo dell'adattamento cinematografico, le canzoni del musical e ha portato in scena Il vizietto - La cage aux folles, al Sistina di Roma fino al 18 dicembre e poi in tournée fino ad aprile, con Cesare Bocci/Renato, Massimo Ghini/Albin e un gruppo di ballerini uomini - sei dei quali drag queen anche nella vita - che interpretano le soubrette dell'eccentrico locale di Saint Tropez gestito dai due protagonisti (il cui nome gioca sul doppio significato di "folles", che in francese è il femminile di "pazzi" ma sta anche ad indicare gli omosessuali effeminati). Tutto molto bello, Ghini credibilissimo e molto divertente nei panni del travestito esageratamente sopra le righe, Bocci altrettanto bravo, fantastici i ballerini e il soprano - uomo - capace di toccare note altissime e assolutamente esilarante il personaggio del maggiordomo, interpretato dal ballerino e coreografo Russell Russell. Meritano un applauso anche i costumi, tutti molto sfavillanti, le coreografie e le scenografie, che contribuiscono a rendere godibile lo spettacolo. Quello che invece mi ha deluso - ma è un parere personale, sia chiaro - è la parte musicale: stavolta non per i testi, che pure di solito sono la nota dolente degli adattamenti italiani, ma proprio per le musiche, secondo me poco orecchiabili, poco riconoscibili, poco accattivanti (l'unico brano famoso è "I am what I am", portato al successo da Gloria Gaynor nella versione dance, che però viene cantato solo nel finale). Al posto di Piparo, insomma, avrei scelto di portare in scena la commedia originale, più che il musical, oppure il testo del film. Perché un musical dove i motivetti non ti restano in testa, anche se è ben confezionato e ben recitato come questo, come fa a conquistarti?

martedì 29 novembre 2011

Sanremo sì, Sanremo no

Ancora una volta il Festival di Sanremo è in forse. È ormai qualche anno che la kermesse musicale rischia di saltare, perché la convenzione con la città dei fiori arriva quasi in extremis, e anche per l'edizione 2012 si è riproposto il problema: Gianni Morandi e Gianmarco Mazzi stanno lavorando - nonostante i contratti non siano ancora stati firmati, apprendiamo dalla voce del direttore dell'area intrattenimento della Rai, Giancarlo Leone - ma non c'è ancora niente di sicuro. E allora la domanda nasce spontanea, come direbbe Lubrano: ha ancora senso il Festival di Sanremo? Considerando che la maggior parte dei big della musica - con poche eccezioni, come Vecchioni lo scorso anno - non ci pensa proprio a salire sul palco dell'Ariston e che in gara ritroviamo quindi sempre i soliti nomi, quei cantanti che sembrano venir scongelati per l'occasione (salvo poi essere rimessi nel freezer per altri dodici mesi), quello che un tempo era il prestigioso "Festival della canzone italiana", un appuntamento atteso tutto l'anno, sembra ormai essersi ridotto a cassa di risonanza per i giovani lanciati dai talent show della tv, i più votati dai telespettatori - anche perché il loro pubblico abituale ha dimestichezza con il televoto - e quindi destinati a piazzarsi sempre ai primissimi posti, come insegnano le vittorie di Marco Carta nel 2009 e Valerio Scanu nel 2010 e il secondo piazzamento di Emma nel 2011. Non a caso, anche per la prossima edizione si fanno i nomi di Marco Mengoni, Noemi e Annalisa Scarrone, ma anche Loredana Errore, Virginio Simonelli, Carta e Scanu. Non sarebbe allora meglio voltare pagina e fare qualcosa di diverso, più adatto ai giovani che seguono questo tipo di cantanti, tipo il vecchio caro Festivalbar?

giovedì 24 novembre 2011

Le due facce di Beppe Fiorello

Sarà una settimana all'insegna dei fratelli Fiorello, la prossima. Se infatti Rosario si prepara lunedì ad un altro strepitoso successo, martedì e mercoledì sarà Beppe a regalare al pubblico di Raiuno una nuova emozionante storia delle sue, toccando le corde dei sentimenti in Sarò sempre tuo padre, miniserie sulla difficile condizione di quegli uomini che, dopo la separazione, devono fare i conti con i problemi economici e con l'impossibilità di stare con i figli quando lo desiderano. «Ci tenevo molto a questo tema», ha spiegato l'attore in conferenza stampa, «sappiamo che ci sono donne meravigliose abbandonate e donne che lasciano i mariti in maniera spietata: non potevamo raccontare tutto e abbiamo deciso di scegliere il punto di vista dei padri, perché conosco uomini che non riescono più a vedere i loro figli e che piangono per questo».
Un Beppe Fiorello molto intenso, quello che vedremo il 29 e 30 novembre, ma il giorno prima ne vedremo un altro. La sera precedente sarà infatti ospite del fratello nella terza puntata dello show #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend e lì sarà invece divertente, allegro, spiritoso. Mostrerà insomma l'altra sua faccia, quella che nelle fiction e nei film non viene mai messa in luce. Già, perché non lo chiamano mai per interpretare un ruolo brillante? Eppure sarebbe perfettamente in grado di farlo. «Proprio questo martedì, il giorno in cui va in onda Sarò sempre tuo padre, inizierò a girare il film di Ferzan Ozpetek, che è una commedia», ha risposto pieno di entusiasmo. E sarebbe ancora più entusiasta se Terraferma, la pellicola di Emanuele Crialese in corsa per gli Oscar, dovesse aggiudicarsi la prestigiosa statuetta come miglior film straniero: «se vincesse sarei un uomo felice e un attore soddisfatto di aver fatto finalmente un film di alta qualità», ha commentato, «...e farei ancora più tv!».
Ma la conferenza stampa della miniserie è stata anche un'occasione per sentirlo parlare del fratello Rosario e del successo strepitoso che sta riscuotendo sulla rete ammiraglia Rai. «Più salgono gli ascolti e più cresce l'ansia, ma ormai ha rotto il ghiaccio e ne farebbe anche 20, di puntate. Però quando dal divano di casa ho visto la sua entrata, nella prima puntata, sapevo perfettamente che stava impazzendo: quando ha fatto la battuta a Cremonesi, "Va bene, grazie a tutti, ci vediamo lunedì prossimo", era veramente il suo desiderio andarsene via, perché teme l'attesa, l'aspettativa, che è sempre troppa. Anche io ho l'ansia da prestazione, ma io ho la possibilità di nascondermi dietro una maschera, quella del personaggio che interpreto, lui invece è nudo, dove si nasconde? Ma poi ha capito che bisogna essere se stessi, per superare se stessi. Hanno detto che non ha innovato niente, ma la vera innovazione è la sua semplicità: lui fa ridere senza mai essere volgare ed è talmente rétro, che è modernissimo». Come dargli torto?

martedì 22 novembre 2011

Fiorello talent scout: il fenomeno Mimmo Foresta

Oggi non si parla che di lui: dopo l'esibizione di ieri sera nella seconda puntata dello show #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, tutti vogliono sapere chi sia Mimmo Foresta, l'imitatore specializzato nel rifare le voci di Anna Oxa, Laura Pausini, Gianna Nannini, che Fiorello ha detto di aver visto per caso a Pomeriggio Cinque.
Su internet qualche informazione si trova: è di Nola, in provincia di Napoli, ha 35 anni, e canta fin da quando era bambino. Per saperne di più, bisogna chiedere direttamente a lui. «La passione per il canto me l'ha inculcata mia madre», mi ha raccontato durante l'intervista che gli ho fatto per Leggo, «quando ho iniziato a cantare avevo 8 anni e mi riusciva difficile fare le voci maschili perché non arrivavo a prendere i bassi e quindi imitavo Marcella Bella, Anna Oxa, Gianna Nannini. Con il tempo ho poi cominciato a fare studi sulla mia voce, sperimentando una tecnica per modulare le corde vocali». Studi da autodidatta, però, perché «la mia vita è stata dura, ho perso mio padre quando avevo 4 anni e mia madre faceva l'operaia, per un periodo non ha nemmeno potuto lavorare, e quindi per sopravvivere ho dovuto fare varie cose, dal pasticcere all'accompagnatore di un cieco», anche se la sua passione è - oltre il canto - la scultura (realizza statuine di angioletti in argilla). Vincitore quest'anno del Premio Alighiero Noschese, riservato a imitatori e trasformisti, Mimmo è già stato qualche volta in tv (Ciao Darwin, I raccomandati, Cultura moderna), ma le sue apparizioni sembrano essere passate del tutto inosservate. Almeno fino a quando, nel maggio scorso, si è esibito nel talk show pomeridiano della D'Urso, nello spazio dedicato ai "Talenti bislacchi", e Fiorello ne è rimasto folgorato: l'ha voluto conoscere, l'ha fatto salire sul palco del Sistina nel suo spettacolo Buon varietà e ieri se l'è portato anche nel suo nuovo show, il più visto della tv, che durante la performance di Foresta ha sfiorato il 47% di share. Quasi la metà delle persone che in quel momento erano davanti alla tv hanno insomma seguito la sua esibizione. «Mi sembra di vivere una favola, è un'emozione incredibile!», è stato il suo commento, «cercherò sempre di perfezionarmi, pur rimanendo con i piedi per terra: il mio sogno è riuscire a fare una canzone, magari cantata con le mie diverse voci». Beh, che dire? Talento ne ha, fa cose diverse da tutti gli altri imitatori e anche su un palco come quello di Zelig, ad esempio, secondo me non stonerebbe (esaltando l'aspetto comico, ovviamente). Gli auguro davvero di riuscire ad imporsi. E a Fiorello, oltre ai complimenti per gli ascolti strepitosi di ieri, un applauso anche per aver scovato questo personaggio fuori dal comune. Bravo Fiore!

venerdì 18 novembre 2011

Idee "rubate"?

Ieri sera, facendo zapping, mi sono imbattuta in Agente Smart - Casino totale, parodia dei film di James Bond che, avendo per protagonista un agente segreto imbranato, mi ha ricordato tanto "007 made in Italy", un romanzetto che ho scritto nel lontano 1989 per prendere in giro un mio amico che aveva una vera fissazione per il personaggio nato dalla penna di Ian Fleming.
Non è la prima volta che mi capita di vedere in tv qualcosa che potrebbe essere farina del mio sacco. Nel 1987 mi ero messa in testa di girare un film amatoriale con la telecamera di mia sorella e avevo buttato giù la sceneggiatura: i protagonisti erano tutti quelli che frequentavano la mia stessa classe alle superiori, riuniti per una cena "amarcord" quindici anni dopo l'esame di maturità. L'anno dopo è uscito al cinema Compagni di scuola di Verdone... Prima ancora, sarà stata la metà degli anni Ottanta, avevo cominciato un lungo racconto intitolato "Le regine della notte", storia di cinque ragazze che al calare delle tenebre si trasformavano in ladre. Di lì a poco Italia 1 ha cominciato a trasmettere il cartone animato giapponese Occhi di gatto! Che rabbia avere la sensazione che le proprie idee siano ormai bruciate...! :-(
A voi è mai capitato qualcosa di simile?

giovedì 17 novembre 2011

La débacle di Ranieri

Deve essere stato un duro colpo, per la Rai, il responso Auditel della serata di ieri. Con il terzo capitolo della sua tetralogia eduardiana, Questi fantasmi, Massimo Ranieri non solo non è riuscito a replicare il successo ottenuto con i due precedenti, ma con i suoi 3.596.000 spettatori - appena il 13,7% di share - è stato battuto sia da Canale 5, che schierava la settima puntata di Un amore e una vendetta (fiction che finora non aveva esattamente brillato per gli ascolti, oscillando sempre tra il 15% e il 16% di share media), sia da Italia 1, che con Le Iene Show ha quasi subito sorpassato Raiuno.
Cosa sarà successo, stavolta, visto che entrambe le commedie di De Filippo andate in onda finora avevano vinto la serata, Filumena Marturano addirittura con 5.714.000 spettatori e il 20,4% di share, Napoli milionaria con 4.957.000 spettatori e il 19,3%? Sicuramente ha pesato la minore conoscenza di questo testo da parte del grande pubblico, quello che non va a teatro, visto che i film tratti dagli altri due - Matrimonio all'italiana, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, e appunto Napoli Milionaria, con lo stesso Eduardo e Totò - sono stati trasmessi mille volte sul piccolo schermo, mentre la trasposizione cinematografica di questa pièce, pur vantando un cast d'eccezione (Vittorio Gassman, Sophia Loren e Marcello Mastroianni), viene proposta veramente di rado in tv. Ma è chiaro che non può essere questo l'unico motivo della débacle. Osservando le curve Auditel si nota che circa quattro milioni e mezzo di persone avevano cominciato a guardare Questi fantasmi, una platea discreta, ma qualche centinaio si è perso per strada già nella prima mezz'ora e al primo blocco pubblicitario, quaranta minuti dopo, più o meno un milione di spettatori ha cambiato canale e non è più tornato, trovando evidentemente qualcosa di più divertente durante lo zapping. Già, perché se c'è una cosa che si può rimproverare a questa trasposizione è di aver posto troppo l'accento sulla componente introspettiva, perdendo in ironia.
Sarà ora da vedere come verrà accolta, tra qualche mese, Sabato, domenica e lunedì, ultimo titolo di questo ciclo eduardiano: sperando che Ranieri non accetti di farne due puntate, come sembra abbia chiesto il direttore di Raiuno Mauro Mazza, perché questo vorrebbe dire snaturare ancora di più l'anima teatrale dell'opera, rendendola troppo simile ad una miniserie. E questo sarebbe un errore imperdonabile.

martedì 15 novembre 2011

Fiorello fa "il botto": missione compiuta

"Avemo fatto il bottooooo!", ha annunciato trionfante Rosario Fiorello al Tg1, commentando gli ascolti della prima puntata del suo show. E come dargli torto? Il più grande spettacolo dopo il weekend - anzi, #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend - è stato seguito ieri sera da 9.796.000 telespettattori, vale a dire il 39,2% della platea televisiva, ascolti che si sono visti soltanto in occasione di grandi eventi come il festival di Sanremo o le partite della nazionale. Beh, Rosario aveva una grossa responsabilità, visto quanto è costato alla Rai, ma ha ampiamente compiuto la sua missione: per soddisfare gli inserzionisti - che hanno pagato 150.000 euro per trenta secondi nei break prima delle 23.00 e 125.000 euro in quelli successivi, stando a quanto rivelato nei giorni scorsi dall'agenzia stampa Il Velino - doveva raggiungere il 26-27% di share, un obiettivo superato di addirittura una dozzina di punti, rendendo più concreta la realizzazione delle ulteriori due puntate che Fiore aveva ipotizzato in caso di successo. Le quali costerebbero altri bei soldini, ma ne porterebbero anche parecchi alle disastrate casse della Rai. Secondo indiscrezioni, solo con l'appuntamento di ieri l'azienda avrebbe infatti già guadagnato tra i quattro e i sei milioni di euro (più 6 che non 4, visto che i quattro blocchi pubblicitari prima delle 23.00 hanno avuto in totale 28 inserzionisti, ai quali vanno sommati gli 11 nei due successivi, e che le promozioni sono state tre). Insomma, un successo che merita un brindisi.
E veniamo ai contenuti. Simpatica l'anteprima registrata nell'edicola di fiducia - iniziata mostrando la prima pagina di Libero! :-) - e simpatica la trovata del taxi che lo porta in giro da sette anni, da quando cioè ha lasciato il Teatro delle Vittorie alla fine dell'ultima puntata di Stasera pago io Revolution. Come ha osservato qualcuno, è stato bravo a non cavalcare troppo la satira politica, che comunque non poteva mancare, dimostrando di avere idee a prescindere dalla crisi di governo (ma battute come "le bandane a mezz'asta" resteranno negli annali!), e ha dimostrato ancora una volta di essere un vero cavallo di razza. Personalmente ho preferito i momenti più comici, i monologhi e le parodie (quella di X-Factor è fantastica!), ma i picchi di ascolto - superiori al 45% di share! - sono stati raggiunti durante le esibizioni di Giorgia e dei Negramaro, quindi evidentemente non tutti la pensano come me... Nel complesso, uno spettacolo tutto da ridere e da gustare, come non se ne vedevano da tempo. E anche se qualche volta il ritmo è stato un po' più lento, poco male: abbiamo riso, ci siamo divertiti, abbiamo visto un varietà d'altri tempi. Magari la televisione fosse tutta così!

venerdì 11 novembre 2011

Dedicata a Pietro

Pietro Taricone torna in tv. Già a dirlo, mi vengono i brividi. Figuratevi come può farmi effetto vedere il promo che annuncia la messa in onda - da martedì in prima serata su Canale 5 - di Baciati dall'amore, la sua ultima fiction, dedicata a lui (soprattutto il primo, sempre che non me lo sia sognato, che era un collage delle sue scene), e ancora di più vedere il video del backstage, dove "O' guerriero" racconta sorridendo il suo personaggio, che viene mostrato mentre canta un brano demenziale contenente la strofa - con il senno di poi agghiacciante - "finché morte non ci separi". Già so che martedì avrò un groppo in gola, quando vedrò la fiction. Mi torneranno alla mente quelle poche volte che mi è capitato di incontrarlo, avendo amici in comune, la festa di Daniela, quando con occhi che gli brillavano mi ha parlato della sua bimba nata da poco, oppure quella volta che è entrato in ufficio con scarpe e pantaloni infangati, raccontando di essere stato fino a poco prima in campagna, con i suoi amati cavalli. Mi tornerà in mente la sua semplicità, la sua umiltà, la sua gentilezza. E mi tornerà in mente che se n'è andato troppo presto. Anche se questo è impossibile scordarlo. Ciao Pietro.

giovedì 10 novembre 2011

Il segreto? Non scoraggiarsi


Quando si decide di scrivere un romanzo, bisogna prima di tutto avere tanta tanta pazienza. Perché tanto per cominciare dobbiamo essere sicuri che la storia che abbiamo in mente funzioni, il che non è così scontato come potremmo credere. Poi occorre sviluppare l'idea, un'operazione che richiede tempo e una buona dose di inventiva. Se l'ambientazione è storica, c'è anche l'ulteriore complicazione, quella di documentarsi sui libri di storia (ma anche leggendo i romanzi scritti in quel periodo, of course) per ricreare il più fedelmente possibile l'atmosfera e lo stile di vita dell'epoca. Infine, dopo la stesura, arriva il momento della revisione, ovvero tagliare qua, allungare là, togliere le ripetizioni, semplificare il linguaggio troppo ostico... Quando finalmente romanzo può dirsi concluso, poi, comincia la seconda fase, altrettanto difficile: la ricerca dell'editore. E qui bisogna avere ancora più pazienza. Non perché quelli che decidono cosa pubblicare e cosa no siano dei cattivoni che non vogliono prendere in considerazione il nostro lavoro, intendiamoci, ma perché sono talmente tanti i manoscritti che ricevono ogni giorno, che possono passare mesi, a volte anni, prima che riescano a leggere il nostro. Però è importante non demoralizzarsi, anche se non dovessero arrivare risposte per parecchio tempo o se ne dovesse arrivare qualcuna negativa. Vi faccio un esempio. Durante l'estate ho finito di scrivere un romanzo e ho cominciato a contattare i vari editor, inviando a qualcuno un breve abstract, ad altri, dietro espressa richiesta, l'intero manoscritto. Poi ci sono state le vacanze, mi è venuta in mente una nuova storia e, mentre aspettavo riscontri, ho iniziato a scrivere il nuovo romanzo. Due giorni fa mi è arrivata la mail di una editor di una grossa casa editrice contattata a fine agosto, la quale mi ha detto di aver trovato interessante l'abstract e di voler leggere qualche pagina per valutare come scrivo. Ecco, questa mail mi ha dato una grande carica di ottimismo e di fiducia. Anche se temo che il mio romanzo non rientri nella linea editoriale di questo editore, sapere che a distanza di mesi ancora possono arrivare risposte l'ho trovato infatti molto incoraggiante. Quindi, aspiranti scrittori come me, non perdete l'entusiasmo, non demoralizzatevi se le cose non sembrano girare per il verso giusto ma armatevi di pazienza. E, proprio come me, continuate ad incrociare le dita! :-)

lunedì 7 novembre 2011

Tutti pazzi per amore... e pure un po' scemi!

Tanto hanno fatto, gli sceneggiatori di Tutti pazzi per amore, che hanno finito per stancare. Se già la seconda stagione era - almeno a mio parere - inferiore alla prima, quella che ha preso il via ieri sera è lontana anni luce dalla serie frizzante, allegra e leggera che tre anni fa è riuscita a divertire fino a sei milioni e mezzo di persone. Nei primi due episodi, seguiti da poco più di quattro milioni e mezzo di spettatori, non solo si sono visti pochi numeri musicali, finora la caratteristica principale della fiction, ma anche la componente surreale, un tempo esaltata dai siparietti dei due osservatori esterni, la signorina Carla e il dottor Freiss, si è ridotta ai minimi termini. Okay, ci saranno anche stati pochi soldi a disposizione, quest'anno, motivo della carenza di balletti (non si capisce però perché non siano tornati allora ai numeri semplici dei primordi, rinunciando alle costose coreografie), ma perfino i fan storici hanno dovuto riconoscere un calo del ritmo e una trama poco convincente.
Quello che più infastidisce, secondo me, è l'assurdità di certe situazioni proposte come verosimili. Un paio di anni fa ho scritto un pezzo su incongruenze e difetti della sceneggiatura de I Cesaroni 3 (si intitolava "Cesaroni come Beautiful": se volete leggerlo, lo trovate nella pagina Ritagli). Ebbene, sarà colpa della crisi del terzo anno, ma potrei fare ora lo stesso con Tutti pazzi per amore 3. Vi faccio solo qualche esempio. Monica lascia la direzione della rivista "Tu donna", perché troppo impegnata a fare la mamma, e chi viene scelta per prendere il suo posto? Laura, l'ultima arrivata (ci capitò per caso all'inizio della prima stagione, senza alcuna esperienza alle spalle, e da allora è passato appena un anno). Vabbè, buon per lei. Ma possibile che nessuna delle colleghe si risente per essere stata scavalcata? Sono tutte così tanto care da rinunciare ad un eventuale avanzamento di carriera - e un aumento di stipendio - per amicizia? Veniamo a Cristina, la figlia diciottenne di Paolo, che ha avuto un rapporto non protetto con il fidanzato sieropositivo: l'esito del test HIV - negativo - le viene comunicato non in una stanza chiusa, come è prassi, ma nel bel mezzo di un corridoio, alla faccia della privacy (ed evito di commentare la sua reazione quando, credendo di aver contratto il virus, si preoccupa solo di come dirlo al padre!). E vogliamo parlare del medico che ha appena comunicato a Paolo l'eventualità che gli restino solo due mesi di vita per una leucemia fulminante? Quando i figli gli dicono che stanno giocando agli hacker, e prendendo il loro computer si accorge che sono stati loro a falsificare i risultati delle analisi del suo paziente, non salta su tutte le furie come sarebbe legittimo, ma... restituisce loro il pc!
Piccole cose, d'accordo, che però si notano, eccome. Più che tutti matti, a me quest'anno i protagonisti sembrano tutti scemi...

venerdì 4 novembre 2011

Il linguaggio dei gatti: letture... feline

Leggendo qua e là, mi sono imbattuta in un articolo incentrato sulla "scoperta" che i gatti hanno una spiccata predilezione per le donne: uno studio dell'università di Vienna, pubblicato sulla rivista Behavioural Processes, avrebbe infatti certificato ciò che io sostengo da sempre, vale a dire che il comportamento di Micio nei confronti della padrona è più intimo e tenero di quello che ha con il padrone. Fermo restando che in generale le gatte sono più attratte dagli uomini e i maschi più dalle donne, per una questione prettamente ormonale, e che ogni esemplare ha una propria personalità che lo rende diverso dai suoi simili - e fatevelo dire da chi ne ha avuti quasi un centinaio! - è vero che i gatti di entrambi i sessi instaurano spesso con la padrona un rapporto simile a quello che si crea tra il neonato e la sua mamma. Secondo la ricerca, le donne sarebbero oggetto di miagolii e fusa addirittura tre volte più degli uomini.
Alla base di ogni rapporto c'è però la comunicazione. Se volete imparare ciò che il vostro "bimbo peloso" vuole dirvi attraverso il suo linguaggio, vi consiglio due bei saggi di psicologia felina i cui autori sono veterinari: "La mente del gatto" di Bruce Fogle (Geo, 2005) e "Il gatto che chiedeva aiuto" di Nicholas H. Dodman (Tea, 2006). Sono entrambi scritti in maniera abbastanza scorrevole e poco accademica, prendendo spunto sia da esperienze personali che da casi trattati in ambito professionale, ma il primo è più volto a spiegare quali emozioni può provare un gatto e come si esprime la sua intelligenza, mentre il secondo si propone di chiarire le cause di disturbi comportamentali come un miagolio continuo, un'improvvisa paura o un'inspiegabile aggressività.
Se questi due libri vi dovessero sembrare comunque troppo tecnici, potete consultare il "Dizionario bilingue Italiano/Gatto-Gatto/Italiano - 180 parole per imparare a parlare gatto correttamente" (Sonda, 2009): io non l'ho letto, ma chi l'ha fatto lo giudica molto molto simpatico, perché descrive una serie di situazioni quotidiane sia dal punto di vista umano che felino, corredando il tutto con un centinaio di vignette che illustrano in modo umortistico il rapporto tra l'uomo e il suo padrone... ops, volevo dire gatto.

giovedì 3 novembre 2011

Lo scandalo dei compensi Rai

La notizia del giorno, riportata su Leggo da Michele Galvani, è che Fiorello riceverà circa 300.000 euro a puntata - però lordi, eh?! - per il suo nuovo show Lo spettacolo più grande dopo il weekend, in onda per quattro settimane dal 14 novembre su Rai1. In tutto, se la matematica non è un'opinione, sono più o meno 1.200.000 euro, un decimo del costo totale del programma, stimato in 12 milioni di euro. Ora, la riflessione viene spontanea: è giusto che la tv pubblica, quella che paghiamo un po' tutti noi attraverso l'odiato canone, sborsi tanti soldi per appena quattro prime serate? Fiorello è Fiorello e questo non si discute, sicuramente gli introiti pubblicitari saranno spaventosamente alti, ma io non lo trovo comunque etico. Stesso dicasi, ovviamente, per i compensi stratosferici di altri conduttori Rai, come Fazio (1.850.000 euro l'anno per tre anni, totale 5.550.000 euro) e Clerici (1.800.000 euro per condurre La prova del cuoco e Ti lascio una canzone). Insomma, se Mediaset vuole pagare la Cortellesi 65.000 euro a puntata - 780.000 totali - per Zelig, niente da dire: la tv commerciale può fare quello che vuole. Ma se è la tv pubblica a tirare fuori queste cifre, allora è diverso, molto diverso. Soprattutto quando si viene a scoprire che molti conduttori non certo di serie B, come Fabrizio Frizzi e Lorella Cuccarini, hanno accettato di abbassarsi il cachet, come ho scritto qualche tempo fa su Libero, per non gravare troppo sulle spalle di un'azienda in crisi. E quindi la Rai eviti di venirci a dire che la cifra offerta a Fiorello è «di gran lunga inferiore a quella che normalmente il mercato gli garantirebbe»: è troppo comunque. E sono sicura che saranno d'accordo con me tutti coloro - e sono davvero tanti - che in quella stessa azienda ci lavorano da precari o con stipendi da fame.

mercoledì 2 novembre 2011

"Il linguaggio segreto dei fiori": vero fenomeno o bluff?

Di solito, lo confesso, guardo un po' con diffidenza i libri definiti "fenomeno editoriale dell'anno", convinta che certe etichette siano spesso soltanto il risultato di un'accorta operazione commerciale. Un bluff, insomma. Ma “Il linguaggio segreto dei fiori” - un “caso letterario” ancor prima della pubblicazione, uscito nel maggio scorso contemporaneamente in 30 paesi del mondo – mi ha subito incuriosito. Per giunta mi sembrava un regalo di compleanno perfetto per la mia amica Stefania, grande amante delle piante e della lettura, e così l'ho preso. Per lei. «Poi magari me lo presti», le ho detto quando ha scartato il pacchetto, e dopo appena qualche giorno lei me l'ha portato, dicendomi che l'aveva “presa” fin dalle prime pagine e che dovevo assolutamente leggerlo anche io.
Ebbene, devo dire che l'opera prima di Vanessa Diffenbaugh è stata una piacevolissima sorpresa: non è infatti un "mattone" come pensavo, ma è scorrevole, intrigante, coinvolgente e a tratti anche divertente. La protagonista è Victoria, una ragazza dal carattere difficile che, abbandonata alla nascita, ha trascorso l'infanzia tra una famiglia affidataria e l'altra, spesso maltrattata da chi avrebbe dovuto amarla come una figlia, ed è cresciuta nella diffidenza e nella solitudine, piena di rabbia e inconsapevole desiderio di autodistruzione. Ora che ha raggiunto la maggiore età, Victoria può finalmente lasciare la casa d'accoglienza dove è stata costretta a vivere finora, ma quali prospettive può avere una diciottenne misantropa, che ha paura del contatto fisico, allontana da sé tutti coloro che le dimostrano amore, convinta di non esserne degna, e non è capace a comunicare le proprie emozioni se non attraverso il linguaggio dei fiori, che le ha insegnato da bambina l'unica donna che avrebbe voluto come madre? Narrata in prima persona, la storia si muove alternativamente su un doppio piano temporale, il presente e il passato, e via via che scorrono le pagine chiarisce i motivi che hanno spinto la protagonista a chiudersi sempre più in se stessa e quelli che potrebbero invece darle il coraggio, la speranza e la fiducia nel futuro, indispensabili per ritrovare quella felicità assaporata troppo brevemente in un tempo ormai lontano.
Pubblicato in Italia da Garzanti con cinque diverse copertine, ognuna raffigurante un fiore – rosa rosa “eleganza”, bouganvillea “passione”, gerbera “allegria”, camomilla “forza nelle difficoltà” e tulipano “dichiarazione d'amore” - il romanzo affronta un tema fortemente drammatico come il fenomeno dell'abbandono minorile, che l'autrice conosce molto bene essendo madre affidataria e creatrice di un'associazione no-profit finalizzata ad aiutare i ragazzi che vivono in istituto (il cui nome, Camelia, vuol dire “il mio destino è nelle tue mani”), miscelandolo con uno poetico come il significato dei fiori, in epoca vittoriana utilizzato per esprimere i sentimenti senza bisogno di parole (il lettore potrà impararlo grazie al dizionario riportato in appendice). Un libro da leggere non perché è un fenomeno letterario, insomma, ma perché arriva al cuore, appassiona e fa riflettere. Tanto, secondo me.

giovedì 27 ottobre 2011

Italia 1: telefilm o game show?


Mi aggancio all'analisi fatta da Michele Biondi oggi su TvBlog, a proposito delle serie tv trasmesse nell'access prime time di Italia 1 al posto dei giochini di Enrico Papi, per fare una piccola riflessione. Per chi non lo sapesse, visto che questi meccanismi sono chiari quasi soltanto agli addetti ai lavori, quella mezz'ora abbondante dopo il tg delle 20 è, televisivamente parlando, una fascia oraria molto strategica, perché ha l'arduo compito di richiamare il pubblico per aumentare le probabilità che resti poi sintonizzato, senza cambiare canale, anche quando comincia la trasmissione successiva. Un tempo Striscia la notizia era la regina incontrastata di quei 30 minuti, seguita da un terzo della platea televisiva, ma alle altre reti restavano comunque da spartirsi gli altri due terzi. Con la prima edizione di Affari tuoi, nell'ormai lontano 2003, è però cambiato del tutto lo scenario: Raiuno ha infatti cominciato ad avere un suo pubblico di fedelissimi, rubando telespettatori non tanto al tg satirico di Canale 5, che infatti ha perduto appena qualche punto di share, quanto piuttosto agli altri programmi che andavano in onda contemporaneamente, i cui ascolti si sono ridotti drasticamente. Così Italia 1, che fino ad allora oscillava tra l'11 e il 13% di share con Sarabanda, è crollata improvvisamente all'8%, senza mai più tornare nemmeno lontanamente agli antichi splendori. Una ricerca del telespettatore perduto, verrebbe da dire in maniera proustiana, che ha portato ad una sperimentazione continua, con una serie di nuovi programmi tutti condotti da Enrico Papi: nella stagione 2009/2010 ne sono stati testati addirittura quattro, Il colore dei soldi, Prendere o lasciare, CentoxCento e Viva Las Vegas, ma nessuno ha superato il 7% di share, media ottenuta anche lo scorso anno da Trasformat. Se i risultati sono questi, allora tanto vale mandare in onda serie tv capaci di ottenere appena un paio di punti percentuali in meno, deve aver pensato il direttore di rete, Luca Tiraboschi. Anche se personalmente preferisco i telefilm, come ha fatto ben notare Michele Biondi un buon game show può essere molto più efficace di un telefilm, perché il pubblico è invogliato a restare incollato alla tv per vedere se il concorrente riesce a vincere il montepremi in palio oppure no. Il problema è quindi trovare il format giusto, qualcosa di veramente nuovo che non rimescoli gli stessi ingredienti di sempre, ormai visti in tutte le salse, e che si distingua da tutto il resto. Avanti, autori televisivi: un po' di inventiva. Però, questa volta, cercate di scrivere un programma che riesca a fare colpo sul pubblico per la sua formula innovativa, per il suo ritmo o magari per le stranezze dei suoi concorrenti e non, come è stato negli ultimi anni, per il fondoschiena della bonazza di turno inquadrato ogni due minuti in primissimo piano. Perché, se il punto di forza della vostra proposta è quello, allora – lasciatevelo dire – forse è il caso che cambiate mestiere.

martedì 25 ottobre 2011

Ripartito il Grande fratello: che c'è di nuovo?

Ieri sera è ripartito il Grande fratello e subito ha fatto il pieno di ascolti, con una media di oltre cinque milioni di telespettatori e il 25% di share (inferiore alle stagioni precedenti, ma comunque ben al di sopra della media di rete). Ed è tempo di fare le prime riflessioni. Un programma del genere punta tutto sul cast, ovviamente, e quest'anno sembra che gli autori abbiano puntato più che in passato a comporre un gruppo di ragazzi almeno all'apparenza perbene, forse per allontanare il ricordo delle tante bestemmie che hanno gettato una cattiva luce sull'ultima edizione. Ecco allora la bella trentenne con uno quoziente intellettivo superiore alla norma, la pseudo-colta (molto più pseudo che colta, sospettiamo), il ragazzo dal passato difficile che si è redento, il rugbista legatissimo alla mamma che incarna la massima della mens sana in corpore sano, il "principe" indiano adottato quando era in fasce, che fa il contadino e dichiara di non avere grilli per la testa... Tutti belli e tutti buoni, insomma? Sì, certo... E nessuno che è lì per cercare di diventare qualcuno pur non avendo né arte né parte. Ma chi ci crede? Il blog di Davide Maggio ha già smascherato due concorrenti che hanno collezionato partecipazioni televisive - il modello Mario Ermito e soprattutto il "biologo marino" Luca Di Tolla - e ha mostrato il vero volto (ops!) della "colta" Floriana Messina, presentata sulle pagine di un settimanale come una stella delle notti romane. E chissà quanto altro ci sarà ancora da scoprire. E allora diciamolo senza ipocrisie: non c'è niente di diverso dal solito, nel cast della nuova edizione del Gf, sono tutti lì per puntare al mondo dello spettacolo, alle ospitate in tv e alle serate strapagate in discoteca dopo l'uscita dalla Casa. O no?

lunedì 24 ottobre 2011

Dalla pagina allo schermo


È solo una mia impressione o negli ultimi tempi il cinema e la tv stanno riscoprendo l'Ottocento, soprattutto quello delle grandi opere letterarie? Solo limitandomi ai titoli più recenti: la scorsa settimana Raiuno ha trasmesso Violetta, miniserie ispirata a La signora delle camelie di Dumas, e nella prossima stagione tv andrà in onda la fiction tratta da La certosa di Parma di Stendhal, mentre nelle sale cinematografiche è uscita l'ennesima trasposizione di Jane Eyre di Charlotte Brontë e - ancora non distribuiti in Italia - nuovi adattamenti di Cime tempestose di Emily Brontë e Bel Ami di Maupassant. Io, personalmente, non vedo l'ora di vedere quest'ultimo, anche se ho paura che ne rimarrò delusa (Pattinson sarà pure molto in voga, grazie alla saga di Twilight, ma non lo vedo nei panni di un uomo che dovrebbe essere bello come il sole e pieno di carisma!). Voi, invece, quale opera letteraria vorreste vedere sul piccolo o grande schermo? Non deve essere necessariamente ottocentesca, può anche essere una più moderna... Avanti, scatenatevi! :-)

giovedì 20 ottobre 2011

In manette l'editore: giustizia è fatta!

Permettetemi di condividere con tutti voi una notizia che mi è appena giunta: Giuseppe Aleci e Gaspare Richichi, rispettivamente presidente (nonché direttore commerciale) e direttore editoriale della Imart Edizioni, sono stati riconosciuti colpevoli di tentata estorsione dalla Procura di Marsala per i ricatti ai cosiddetti vip legati ad un libro della ex pornostar Lea Di Leo che avrebbero dovuto pubblicare.
Per chi non lo sapesse, io ho avuto a che fare con questi signori per la redazione del volume Carla Giommi si racconta - La mia vita senza George Leonard, "autobiografia" - poco auto e molto biografia - della ex compagna del "Principe" del Grande Fratello 10 (una persona splendida, nonostante lui). Un volume che mi era stato commissionato, chiaramente, e per il quale la Imart mi avrebbe dovuto versare la metà del compenso a giugno 2010 e il resto il mese successivo. Come è andata a finire l'avrete immaginato: sono riuscita fortunatamente ad avere la prima rata, con tre mesi di ritardo, e poi più nulla, nonostante i solleciti continui da parte mia e rassicurazioni da parte loro, finché sono letteralmente spariti dalla circolazione, smettendo di rispondere al telefono e cancellando ogni traccia del sito web. Il motivo l'ho capito qualche giorno dopo, guardando Le Iene: erano finiti nel mirino della Guardia di Finanza. Ora l'epilogo: sono arrivate le manette. A me non cambia niente, su quei soldi ci avevo già messo una pietra sopra, ma volete mettere la soddisfazione?!?
Comunque, un consiglio a chi dovesse essere arruolato come ghost writer da una di queste piccole case editrici venute fuori chissà come: prendete informazioni, controllate che siano registrate alla Camera di Commercio, cercate di parlare con qualcuno che ha già pubblicato con loro e, se non vi convincono fino in fondo, tutelatevi almeno facendovi pagare una parte del dovuto prima di consegnare il lavoro, come ho fatto io. Non basta, ma aiuta...

mercoledì 19 ottobre 2011

"Liberamente ispirato a...": ma è proprio vero?!?


“Liberamente ispirato a...”. Quante volte leggiamo questa frase, tra i titoli delle fiction o dei film italiani? Dico italiani perché ho l'impressione – correggetemi se sbaglio - che gli americani abbiano maggiore rispetto per gli autori dei romanzi dai quali traggono le sceneggiature: Il miglio verde con Tom Hanks, ad esempio, è tale e quale al libro di Stephen King, così come la saga cinematografica del Signore degli anelli non ha tradito quella di Tolkien, nonostante qualche “licenza”.
Ma torniamo agli italiani. Sembra quasi che i nostri sceneggiatori trovino disdicevole limitarsi ad una trasposizione e vogliano invece dimostrare di saper fare gli scrittori: ecco quindi che cambiano le epoche, i contesti geografici e inventano scene di sana pianta, snaturando completamente i romanzi ai quali sostengono di rifarsi.
Prendiamo Un amore e una vendetta di Canale 5, “liberamente ispirata a" Il conte di Montecristo. Ora, qualcuno mi sa spiegare cosa c'entra questa fiction con l'opera di Dumas? C'è la congiura che allontana i due innamorati, il ritorno a casa dopo tanti anni (in questo caso “appena” dieci, mentre la prigionia di Edmond ne durava quattordici) e la sete di vendetta, è vero, ma le somiglianze mi pare che si fermino qui. E allora perché millantare origini letterarie? Voglio dire, anche la miniserie Violetta è stata ambientata nella Milano dei moti rivoluzionari anziché nella frivola Parigi antecedente la Seconda Repubblica, con l'inserimento di una vena gialla del tutto assente nel romanzo e nell'opera ai quali si ispira, ma almeno la storia portante ricalca abbastanza fedelmente quella raccontata ne La signora delle camelie (e, se proprio vogliamo, l'ambientazione scelta nemmeno disturba più di tanto, se pensiamo che La traviata è di Giuseppe Verdi, compositore-simbolo del Risorgimento). Discorso che non regge nel caso di Un amore e una vendetta, dove non solo l'azione è stata spostata ai giorni nostri e a Trieste, ma ha anche tutt'altro retroscena e un diverso sviluppo. Allora, mi domando, perché non avere il coraggio di scrivere una sceneggiatura originale, senza chiamare in causa i grandi della letteratura classica, che si rivolterebbero nella tomba vedendo certi “adattamenti” delle loro opere?!? Attendo commenti...

martedì 18 ottobre 2011

Violetta o Elisa?

Violetta, the day after. L'Auditel ha premiato la miniserie di Raiuno intrepretata da Vittoria Puccini e Rodrigo Guirao Diaz, seguita nella prima puntata da oltre quattro milioni e mezzo di spettatori, pari al 17,5% della platea televisiva, e ieri da quasi cinque milioni di persone con il 18,8% di share (di questi tempi, con la frammentazione degli ascolti che c'è, un risultato di tutto rispetto). Ora sarei curiosa di sapere cosa ne pensa veramente il pubblico: l'ha trovata bella? Credibile? Si è commosso, emozionato, ha sofferto con i protagonisti? Io, personalmente, ho pianto (ero sicura che sarebbe successo, visto che ho versato fiumi di lacrime entrambe le volte che ho letto La signora delle camelie!) ma una mia amica ha paragonato questa fiction «ad una telenovela di Rete4» e allora vorrei capire se sono solo io ad averla trovata tanto bella o se qualcuno è d'accordo con me. A mio parere, l'unica cosa un po' fuori luogo - ma noi femminucce abbiamo apprezzato moltissimo! - era l'eccessiva bellezza di Alfredo. Mi spiego: Alessandro Preziosi è un gran bell'uomo, nessuno lo può negare, ma non sembra uscito da un book fotografico come Rodrigo Guirao Diaz e anche per questo, secondo me, era credibile in Elisa di Rivombrosa. Che ne pensate? E che pensate dell'interpretazione di Vittoria Puccini? Vi ha convinti nei panni di Violetta o la preferivate in quelli di Elisa?

lunedì 17 ottobre 2011

Consigli di lettura: "I custodi del destino" di Maria Teresa Steri

Ho aspettato di essere arrivata all'ultima riga, prima di pubblicare questa recensione. L'ho fatto per un motivo ben preciso: l'autrice è una mia ex collega, un'amica, e quindi rischiavo di essere di parte. Ora che sono arrivata alla fine del libro posso però dirlo con cognizione di causa: è un gran bel romanzo, ben scritto (cosa rara!), avvincente e mai scontato.
Protagonista è Alessandra, ex consulente d'arte che ha dovuto lasciare il lavoro quando, due anni prima, ha cominciato ad avere visioni, ricordi di un passato non suo, e ad avvertire spesso accanto a sé una presenza capace di lasciarle addosso ogni volta un senso di struggente nostalgia. Decisa a conoscere la verità, comincia a cercare su internet informazioni sulla reincarnazione ed entra in contatto con Alba, una signora di Roma che le dice di poter far luce sulla natura di questi eventi, ma quando si decide ad andare da lei scopre che la donna è morta in circostanze misteriose, lasciando tutti i suoi averi ad un'associazione culturale le cui attività vanno oltre l'umana comprensione.
Un romanzo che affascina il lettore fin dalle prime pagine e arriva presto a rapirlo completamente grazie alla scrittura fluida, la trama originale - divisa in capitoli intitolati con il nome dei tarocchi - e i continui colpi di scena. Ecco, leggendo questo romanzo mi sono detta: ma possibile che le case editrici importanti si siano lasciate sfuggire un prodotto come questo? Chi fosse interessato può acquistarlo online sul sito di Deinotera Editrice (www.deinoteraeditrice.com, senza spese di spedizione) o su www.ibs.it oppure ordinarlo presso il proprio libraio di fiducia. Io lo consiglio vivamente non solo agli appassionati di esoterismo ma a tutti coloro che amano leggere. E NON perché è una mia amica, ve l'assicuro!

venerdì 14 ottobre 2011

Un amore d'altri tempi

Oggi anteprima per la stampa di Violetta, miniserie in due puntate ispirata a La traviata, a sua volta ispirata a La signora delle camelie, in onda su Raiuno domenica e lunedì. Va bene, io sono sicuramente di parte perché adoro tanto il libro di Dumas figlio, quanto l'opera di Verdi (e, lo confesso, anche perché il protagonista maschile assomiglia in maniera straordinaria al mio grande amore dei tempi del liceo), ma devo dire che è veramente una fiction ben fatta: bella regia, ottima fotografia, scenografie e costumi da favola e, soprattutto, dialoghi finalmente credibili e ben scritti., cosa davvero rara. Mentre scorrevano davanti ai miei occhi le immagini dell'amore struggente tra Violetta e Alfredo non ho potuto fare a meno di pensare ancora una volta che le fiction in costume hanno un fascino unico e sono tornata ad immaginare i volti che potrebbero avere i "miei" Sophie e Jean sul piccolo schermo. Di una cosa sono certa: il bel Rodrigo Guirao Diaz, con il suo sguardo limpido e i lineamenti gentili, sarebbe perfetto nel ruolo di Jacques!

mercoledì 12 ottobre 2011

Mancanza d'ispirazione...

Niente da fare, oggi non è giornata. Di solito mi metto davanti al pc e comincio a scrivere di getto, con le idee che mi balenano in testa all'improvviso e le dita che iniziano a picchiettare freneticamente sulla tastiera, tirando fuori pagine e pagine che fino a qualche minuto prima non erano nemmeno nei miei pensieri, come quei medium che scarabocchiano frasi dettate dalle anime dei defunti durante le sedute spiritiche. Stamattina, invece, continuo a guardare lo schermo senza sapere come andare avanti, nonostante sappia perfettamente come deve evolvere la storia. Si vede che oggi l'ispirazione ha deciso di prendersi un giorno di vacanza, visto che negli due anni le ho fatto fare gli straordinari. In questi casi la mia amica Anima di carta, scrittrice prima ancora che blogger, suggerisce di uscire di casa e lasciar vagare la mente sulla propria storia con leggerezza, immaginando le soluzioni più fantasiose e anche strampalate finché non salterà fuori, tra tante assurdità, quell'intuizione capace di riattivare la creatività. Seguirò il suo consiglio e, approfittando del fatto che oggi è il compleanno di mia madre, mi prenderò una pausa e andrò a pranzo da lei. E chissà che l'ispirazione non si decida a tornare già nel pomeriggio...

lunedì 3 ottobre 2011

"Le ali del cuore" di Stefano Ponti

Ricevo e volentieri pubblico la segnalazione del romanzo di Stefano Ponti "Le ali del cuore" (Kimerik, pagg. 154, € 14,00).

Luca appartiene a una ricca famiglia della "Roma bene", frequenta svogliatamente una scuola per ragazzi viziati ma ama circondarsi di amici delle borgate, privi di istruzione e d'educazione. La sua giovinezza trascorre fra uscite notturne, alcol, droga, locali ambigui e cattive frequentazioni, assieme a quello che diventerà l'inseparabile amico Mirko e col quale – giovanissimo – dividerà la casa, dopo aver lasciato l'abitazione paterna. L'amore non è che ludico intrattenimento, un susseguirsi di storie parallele senza importanza. Ciononostante Luca crede all'esistenza di un destino segnato per ognuno e da realizzare, e proprio per questo, forse, il suo è un incessante cercare la persona giusta. Finché non incontra Gaia.

mercoledì 28 settembre 2011

La vita è adesso

Da quando ho raccontato di aver scritto un romanzo e averne iniziato un altro, in tanti mi hanno confessato che avrebbero voluto fare lo stesso, ma hanno poi rinunciato per mancanza di contatti nell'editoria o, più semplicemente, perché la vita li ha portati altrove.
Devo ammettere che anche per me è stato così, un tempo: ho chiuso in un cassetto tutte le mie idee, convinta che, tanto, nessun editore mi avrebbe mai presa in considerazione come scrittrice. Poi, però, un giorno ho riaperto quel cassetto e ho ricominciato a scrivere. Per me, prima ancora che per gli altri.
Intendiamoci, ovvio che ho l'ambizione di vedere il mio nome sugli scaffali delle librerie e di avere un gran numero di lettori, credo però che valga la pena scrivere non solo ai fini della pubblicazione, ma soprattutto per se stessi, per esprimere il proprio mondo interiore, dare libero sfogo alla propria fantasia, tirare fuori emozioni, sentimenti, passioni che la quotidianità ci costringe spesso a reprimere. E se c'è anche solo una piccola fiamma che arde, dentro di noi, è un peccato lasciarla estinguere senza provare a ravvivarla.
Che poi si riesca o meno a dare alle stampe la propria fatica letteraria, beh, questo lo dirà il futuro. Ma la vita è adesso e adesso bisogna cercare di realizzare i propri desideri, senza mai perdere l'entusiasmo. Non siete d'accordo?

venerdì 16 settembre 2011

"Volevo essere Coco Chanel" di Vanessa Valentinuzzi

Sabato pomeriggio, centro commerciale Roma Est, libreria Mondadori. Mentre vago tra gli scaffali alla ricerca di un libro ben preciso da regalare alla mia amica Stefania, vengo avvicinata da una ragazza più o meno della mia età, con i capelli raccolti e un bel sorriso, che con grande discrezione e gentilezza mi porge un segnalibro promozionale di "Volevo essere Coco Chanel", il suo romanzo d'esordio, spiegandomi di essere lì per incontrare i lettori interessati a saperne di più. Ringrazio e torno alle mie cose. Però mi ha incuriosita e così leggo di che si tratta: è la storia di una trentanovenne che, quando sembra ormai aver raggiunto una stabilità professionale e sentimentale, deve ricominciare tutto daccapo, risucchiata nel vortice del precariato da 700 euro al mese. E lei, Vanessa Valentinuzzi, è appunto un'esordiente, una che ha inseguito il proprio sogno di scrivere fino a vedere finalmente premiata la sua costanza. Quello che vorrei essere io, insomma. Ovviamente compro il libro, ovviamente le dico che anche io spero di esordire presto in libreria e ovviamente scopriamo un'immediata affinità: ci salutiamo con la promessa di rimanere in contatto tramite Facebook e il suo blog www.metticisempreilcuore.com e io me ne vado con la mia copia del romanzo, personalizzata con la firma dell'autrice e una bella dedica beneaugurante.
Ho voluto raccontare questo episodio perché credo che Vanessa abbia colto nel segno: non solo perché nella trama del suo libro si possono facilmente identificare - purtroppo - tanti giovani e meno giovani dei giorni nostri, ma anche perché ha scelto di andare in mezzo alla gente per farsi conoscere, piuttosto che rimanere in attesa, dimostrando di avere carattere. Quanto al romanzo... non posso ancora fare una vera e propria recensione, perché sono ancora alle prime pagine, ma per quello che ho letto finora è molto scorrevole, ironico e ben scritto. Fateci un pensierino... ;-)

mercoledì 14 settembre 2011

Lasciatemi sognare...


Okay, questo è il piano: fino a Natale lavoro al romanzo iniziato in Grecia, di cui ho già scritto i primi cinque capitoli, poi mi rituffo nel passato riprendendo tra le mani quello ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, cominciato prima di partire per le vacanze. Nel frattempo avrò trovato di certo un editore per "L'inganno del prisma" - o come finirà per intitolarsi la "saga" di Sophie e Jean - e RaiFiction acquisterà i diritti per realizzarne una trasposizione televisiva in 13 puntate, perciò dovrò buttarmi a capofitto nella stesura del sequel, già chiaro nella mia mente, casomai la serie avesse un successo tale da convincere i vertici Rai a commissionare una seconda stagione. A quel punto dovrò valutare, per la successiva avventura editoriale, se pescare dal famoso cassetto dei manoscritti un altro romanzo d'ambientazione storica oppure una storia più moderna e comincerò ad essere invitata nei programmi tv non solo per parlare di televisione ma anche per presentare la mia ultima fatica letteraria...
Sì, lo so, ho una gran fantasia, quasi sicuramente la realtà sarà del tutto diversa e dovrò già ritenermi fortunata se riuscirò a tagliare anche soltanto uno di questi traguardi. Ma preferisco pensare in grande e lasciarmi trasportare dall'entusiasmo del momento, anche a rischio di sembrare una povera illusa, piuttosto che scoraggiarmi ancora prima di cominciare. Come dice la Ventura, "crederci sempre, arrendersi mai". E poi è così bello sognare... :-)

lunedì 5 settembre 2011

Il mattino ha l'oro in bocca

Solitamente gli scrittori lavorano alla stesura delle loro opere di sera, dopo aver archiviato tutte le incombenze della giornata. Io preferiscono invece la mattina presto, prima che telefonate, mail e impegni vari arrivino ad interrompere il flusso delle idee: tra le 7 e le 10, con la mente ancora fresca, riesco a dedicarmi anima e corpo al mio romanzo. E pazienza se non ho più davanti agli occhi quella cupola azzurra che si stagliava solenne contro il blu intenso dell'Egeo, dandomi tante emozioni che trasferivo su carta: nonostante la veduta sia molto più triste, ora che sono tornata dalle vacanze, l'ispirazione – per fortuna! – non mi ha abbandonata e la vena creativa non si è minimamente esaurita. E così scrivo, scrivo, scrivo... soprattutto di mattina!

venerdì 26 agosto 2011

Non tutti i mali vengono per nuocere

Di solito non rispondo al telefono, mentre sono in vacanza, a meno che non siano amici o parenti a chiamarmi. Quando però oggi mi è apparso sul display del Blackberry un numero sconosciuto, nel dubbio che potesse essere una delle telefonate che stavo aspettando ho risposto. Niente buone nuove, era l'avvocato di Carla Giommi che mi chiedeva se sapessi perché il libro "Carla Giommi si racconta-La mia vita senza George Leonard", che ho scritto a nome della sua cliente lo scorso anno, non fosse ancora in libreria. Assurdo, gli ho dovuto dire io che quelli della Imart Edizioni sono finiti nel mirino del programma tv "Le iene" e che hanno chiuso baracca e burattini senza pagare gli autori - me compresa - dopo essere stati denunciati per truffa! Una brutta storia che non mi piace troppo ricordare. Però pazienza, personalmente quell'esperienza mi è servita almeno a muovere i primi passi nell'editoria, a scrivere un libro con una scaletta da rispettare e a vedere finalmente il mio nome in copertina. La prossima volta spero di essere più fortunata!

lunedì 22 agosto 2011

Chi si ferma è perduto!


Credevo che sarebbe stata un'estate di attesa – attesa di notizie dagli editori, soprattutto – ed invece ho finito per lavorare sodo anche in vacanza: in due giorni ho già scritto quasi tre capitoli del nuovo romanzo! Sarà che la storia è ambientata stavolta ai giorni nostri, e non richiede quindi le accurate ricerche sul linguaggio e il contesto storico che sono state necessarie per l'altro, sarà che la mente è libera dallo stress e pronta ad entusiasmarsi per le piccole cose, fatto sta che sono sempre con il blocco in mano, anche sotto l'ombrellone, a scrivere, scrivere, scrivere... non voglio rischiare di perdere lo slancio creativo!

sabato 20 agosto 2011

Ho visto la luce!

Strana cosa, l'ispirazione: la insegui per anni senza riuscire ad afferrarla, perché continua a sfuggirti come una donna che prova gusto a farsi desiderare, e poi di colpo, quando ormai pensi che non sarà mai tua, è lei a venire da te. E da quel momento non ti molla più, reclamando la tua attenzione ogni volta che, per un motivo o per l'altro, distogli lo sguardo da lei.
Per quanto mi riguarda, l'ho ritrovata lo scorso anno, dopo averla persa di vista per tanto tempo, e da allora è sempre al mio fianco. Al punto che stamattina, mentre mi rilassavo in spiaggia, determinata a godermi le vacanze senza pensare né al romanzo appena concluso né a quello iniziato appena prima di partire, è venuta a riprendersi il posto al centro dei miei pensieri: d'improvviso nella mia testa si è accesa una lampadina e ho incominciato ad intravedere una nuova storia, all'inizio piuttosto confusa ma poi, man mano che la luce diventava più forte, sempre più nitida e ricca di spunti tutti da approfondire. ...E addio vacanze!

lunedì 15 agosto 2011

Nostalgia canaglia

Giornata Amarcord. Era tanto che non aprivo quel cassetto, l'ultimo della fila, quello dove ho chiuso anni fa tutto ciò che la mia fantasia aveva partorito fino ad allora, e non avevo idea di quanti manoscritti vi fossero ammassati. Sapevo di aver scritto tanto, finché la giornalista non ha preso il sopravvento sulla scrittrice, ma ho ritrovato cose che nemmeno ricordavo. Sfogliare quelle pagine mi ha riempita di nostalgia e allo stesso tempo della voglia irrefrenabile di riprendere alcune di quelle storie, togliere loro di dosso la polvere degli anni e dar loro un nuovo smalto. In un certo senso, lo devo ai miei personaggi. Lavinia, Vivienne, Teo, ma anche Cristina, Daniela, Robin non meritano di invecchiare così, in fondo ad un cassetto buio, senza avere la loro chance. Potrebbe succedere come è stato con Sophie e Jean, che dopo essere rimasti sospesi in un sonno letargico per 15 anni, con le loro vicende personali appena abbozzate, un giorno si sono improvvisamente risvegliati e piano piano hanno cominciato a pensare, a provare sensazioni, a vivere, mentre attorno a loro si materializzavano tanti altri personaggi inizialmente nemmeno previsti e sullo sfondo cominciava a scorrere la Storia, quella con la maiuscola. Sì, sono certa che anche tutti gli altri riusciranno a prendere vita. Uno dopo l'altro.

venerdì 12 agosto 2011

Buoni propositi


Okay, devo guardare avanti. Sophie e Jean sono ormai lanciati sui sentieri editoriali, stanno bussando alle porte degli editori e qualcuno li sta lasciando entrare per sapere cos'hanno da dire. È ora di voltare pagina e dedicarmi ad altro. Certo, la cosa più semplice sarebbe iniziare subito il sequel: le storie, i destini e gli eventi che coinvolgeranno i vari personaggi sono già abbastanza chiari nella mia mente, so che basterebbe mettermi davanti un foglio bianco, cominciare a scrivere le prime righe e anche stavolta tutto il resto verrebbe da sé. Ma devo lasciar sedimentare il tutto, perché rimanga soltanto la parte migliore. Dunque, racconterò tutt'altra storia. Devo solo decidere quale.

Racconti nella storia

Costano molto ma riescono spesso ad ottenere un grande, a volte enorme riscontro di pubblico: sono le fiction in costume, trasposizioni televisive dei classici della letteratura, biografie di personaggi del passato o semplicemente storie inventate, ma ambientate in epoche ormai lontane. È soprattutto la Rai a puntare su questo genere, consapevole del potenziale che può avere quando sceneggiatori, registi ed interpreti fanno bene il proprio lavoro. Gli ascolti parlano chiaro: memorabili quelli fatti registrare nel 2004 da “Elisa di Rivombrosa” - vincitrice di 4 Telegatti - e “Orgoglio”, rispettivamente 12.080.000 telespettatori e il 41,54% di share (il risultato più alto mai ottenuto da una fiction non religiosa) e 11.352.000 telespettatori e il 38,82% di share; ottimi quelli delle miniserie “Assunta Spina”, 8.068.000 telespettatori e il 29,8% di share nel 2006, e “Sissi”, fiction più seguita del 2010 con 7.659.000 telespettatori, pari al 27% della platea televisiva, mentre negli ultimi mesi hanno dato grandi soddisfazioni alla Rai “Terra ribelle” (7.241.000 telespettatori e il 24,6%) e “Rossella” (6.938.000 telespettatori, 24,3%). Tra i titoli prossimamente in onda, “Violetta”, ispirata a “La Traviata” di Verdi (a sua volta ispirata a “La signora delle camelie” di Dumas, com'è noto), “La Certosa di Parma” dall'omonimo romanzo di Stendhal, “Anita Garibaldi”, “Titanic-Blood and Steel”, “La figlia del capitano” e “L'assedio di Malta”. Insomma, il genere piace. Ecco perché mi sto convincendo sempre di più che il mio romanzo si possa prestare ad una trasposizione televisiva: è ambientato alla fine dell'Ottocento, tocca temi come l'amore, la passione e l'amicizia, con qualche dramma e alcuni piccoli colpi di scena, e, cosa che i produttori apprezzano sempre molto, ha un epilogo che apre la strada ad un eventuale sequel. In fondo sono otto anni che mi occupo di televisione, conosco l'ambiente e diversi addetti ai lavori, potrei davvero proporre il soggetto a chi di dovere. Chissà...

domenica 7 agosto 2011

Cercasi titolo disperatamente

Non immaginavo che avrei avuto tante difficoltà a trovare un titolo per il mio romanzo. Insomma, so di non essere una gran titolista, tant'è che i miei articoli di Libero vengono quasi sempre titolati da chi li mette in pagina, ma in questo caso è stato addirittura più difficile del solito. Il fatto è che mi ero fossilizzata su “Illusioni perdute”: sarebbe stato perfetto, per la storia di Sophie e Jean, se non fosse che quelle due parole sono già state utilizzate da qualcuno... e che quel qualcuno è nientemeno che Balzac! Alla fine, dopo un lungo consulto, ho optato per una metafora: “L'inganno del prisma”. Lo so, non spiega molto della trama, ma in fondo titoli come “La solitudine dei numeri primi” o “L'eleganza del riccio” dicono forse qualcosa, a chi non ne ha mai letto nemmeno una riga? Ad ogni modo, ci sarà tempo per cambiarlo. Si accettano suggerimenti...

venerdì 5 agosto 2011

Si comincia...


Il primo post di questo blog lo voglio dedicare ad alcune persone veramente speciali, senza le quali non avrei forse mai terminato di scrivere il mio romanzo: le mie cugine Nicoletta e Simona, che hanno avuto la pazienza di correggermi le bozze, l'una contribuendo fin dall'inizio anche allo sviluppo della storia, l'altra venendomi in soccorso nella fase finale con piccole ma determinanti “dritte”; le mie amiche Roberta e Laura, che hanno creduto in me fin dai tempi della scuola, Ornella, che mi ha spronata a riprendere tra le mani una bozza da troppo tempo chiusa in un cassetto, e Stefania, che per prima ha “testato” l'efficacia dell'impianto narrativo; mio padre, mia madre, mio fratello Alessandro, mia sorella Thea e ovviamente mio marito Paolo, capaci di sopportare (quasi sempre) pazientemente un disordine fatto di appunti, fotocopie e manuali di storia, senza mai ostacolare questa mia passione...
A tutti loro sento ora di dover dire una sola parola: GRAZIE!